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Vitamina D: carenze e dosaggi.

Vitamina D: carenze e dosaggi.

1 Agosto 2023 Alimentazione Benessere Integrazione Alimentare 0

La vitamina D3 è un ormone fondamentale per l’equilibrio del Sistema Immunitario, per il Sistema osseo e per la salute in genere.

Fino a pochi anni fa questo valore è sempre stato trascurato anche dalla medicina ufficiale che per fortuna comincia ad occuparsene.

La carenza di Vitamina D entra in molti problemi di salute che preferisco non elencare perché il malessere non è mia competenza, ma è sufficiente fare una semplice ricerca per trovare siti istituzionali che li elencano.

Una ricerca del SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), evidenzia che in Italia l’80% della popolazione è carente di Vitamina D e ciò determina importanti ricadute sulla salute (Leggi l’articolo completo https://siommms.it/vitamina-d-l80-degli-italiani-e-carente/ ).

Una volta tutti prendevano periodicamente olio di fegato di merluzzo che migliora i livelli di Vitamina D ed erano naturalmente esposti al sole senza protezioni solari chimiche.

Il sole è la prima fonte di vitamina D e quindi di salute. Una graduale esposizione permette la formazione di melanina che, dandoci il colorito abbronzato, ci protegge dai raggi solari dannosi.

Sono sufficienti 20 minuti al giorno SENZA PROTEZIONE CHIMICA per sintetizzare da 1.000 a 10.000 UI di Vitamina D (in relazione al fototipo, all’orario di esposizione e alla percentuale di esposizione ai raggi solari). Una protezione chimica, anche molto bassa, inibisce fino al 90% la sintesi di questa vitamina indispensabile per la salute delle ossa e per il sistema immunitario.

Il livello ottimale di Vitamina D si raggiunge con il valore tra 65 e 80 (analisi ematica da richiedere perché non prevista tra quelle di routine e prescritta in genere solo all’insorgere di sintomi e malesseri, quindi in ritardo sulla prevenzione).

La principale fonte di Vitamina D è il sole (dal 50 fino all’80% del fabbisogno), ma nelle mezze stagioni e in inverno, l’esposizione al sole è ridotta al minimo se non assente e da qui l’inizio (più o meno importante) di una carenza, che non si esprime ancora con sintomi o patologie, ma indubbiamente non permette al corpo di funzionare in modo corretto, specialmente per quanto riguarda la salute delle ossa e del sistema immunitario.

Ci sono le fonti alimentari, come il pesce grasso selvatico (non da allevamento: salmone, aringa, pesce azzurro in genere), uova di galline allevate all’aperto, burro da bovini da pascolo, ecc. ma la presenza di vitamina D negli alimenti è comunque minima.

La medicina classica, interviene solo in caso di grosse carenze e in presenza di patologie ma negli ultimi anni interviene anche per fare “prevenzione” delle malattie ossee, indicando però dosi periodiche massicce (25.000/50.000/100.000 Unità Internazionali) per singola assunzione, che possono risultare molto pesanti per il fegato che le accumula e interferire con il metabolismo del calcio.

Questi dosaggi non sono infatti privi di “effetti collaterali” che potete conoscere consultando attentamente il foglietto illustrativo del prodotto prescritto.

“L’assunzione quotidiana di vitamina D3 è significativamente più efficace dell’assunzione mensile o settimanale (1)”. Il vantaggio dell’integrazione quotidiana in rapporto alle dosi massicce periodiche è che l’apporto di vitamina D è progressivo, così come quello che si riceve naturalmente dal sole. Quindi di gran lunga è meglio l’integrazione quotidiana la mattina dopo colazione, tenendo presente che ogni giorno, per i nostri metabolismi, consumiamo mediamente 5000 Unità Internazionali (2).

(1) Chel V. et al., Efficacy of different doses and time intervalso f oral vitamin D supplementation with or without calcium in elderly ursing home. Osteoporosis int (2008) 19:663-67
(2) Ogni Unità Internazionale UI corrisponde a 0,025 microgrammi μg.

Non voglio trattare i dosaggi di Vitamina D utili a carenze gravi o patologie perché sono questioni mediche che vanno tuttavia monitorate periodicamente ogni 2 o 3 mesi, ma sostengo fortemente la buona integrazione ALIMENTARE quotidiana a basso dosaggio, alla luce del fatto che il fenomeno di micro-carenza tocca pressoché la quasi totalità della popolazione.
Per vostro scrupolo potreste comunque fare l’analisi ematica specifica per conoscere l’effettiva quantità di Vitamina D rilevata e con altrettanto scrupolo potreste individuare facilmente il dosaggio quotidiano alimentare più opportuno, che mediamente per gli adulti si aggira intorno ai 45 Microgrammi/giorno o 1800 Unità Internazionali, secondo il tipo di misurazione considerata (1 UI = 0,025 μg microgrammi).

Una segnalazione merita attenzione, perché è accaduto lo stesso fenomeno anche su altre modalità di valutazione dei valori ematici. Nell’aprile 2015 sono stati modificati i parametri di riferimento che indicano i valori normali su base statistica, anche se non tutti i laboratori hanno modificato i loro riferimenti. Prima erano nella sufficienza valori da 30 a 100, ora vengono ritenuti sufficienti valori da 10 a 50 perché la media statistica corrisponde a questi valori. Questa è la follia del mondo moderno: siccome la media della popolazione ha uno stato di salute del tutto carente, quella diventa la norma da generalizzare, capito? …e questo assurdo criterio arriva così a ritenere “normale” una carenza.

I valori ematici che garantiscono l’ottimale funzionamento del sistema immunitario e del sistema osteoarticolare vanno da 65 a 80, ma fino a 100 siamo nella valutazione “normale”.

Qual è il migliore prodotto di Vitamina D per uso quotidiano? Nelle consulenze private posso rispondere e dare specifiche indicazioni su questo, come su altri prodotti di integrazione opportuni ai fini preventivi e di mantenimento del benessere, selezionati dopo anni di ricerca e di test personali. Tuttavia non essendo questo un articolo a fini di marketing, riservo queste indicazioni solo in sede di consulenza, dove posso argomentare eventualmente anche i criteri di ricerca e di scelta utilizzati.

Per preservare il proprio benessere si parte dallo stile di vita e dalle abitudini alimentari.

Le persone però corrono ai ripari solo quando emerge un sintomo, un malessere o una patologia, perché ci è stato insegnato che fare qualcosa prima, quando si sta bene, non serve, ma oggi questa logica promossa dalla cultura del “malessere” deve necessariamente cambiare e convergere verso una logica di CULTURA DEL BENESSERE, ovvero occuparsi ogni giorno del proprio “star bene” e far diventare normali nuove abitudini più utili e salutari.
Filippo Scarin
Naturopata e Life Coach

 

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